PROTETTO

La serie fotografica Protetto sviluppa una serie di riflessioni su ciò che si vorrebbe proteggere o occultare. Questo labile confine sul senso di protezione, messo in atto con la semplice azione di coprire, si focalizza in una sequenza fotografica di teli, tessuti e plastiche che avvolgono alcuni oggetti, lasciandone intravedere solo pochi dettagli.

Il progetto fotografico è stato sviluppato durante una convalescenza, ed ha fatto emergere alcune considerazioni su quanto sia sottile l’assonanza tra i soggetti fotografati e la propria condizione. Il tutto ha innescato una sorta di ambiguità tra l’immedesimarsi nell’oggetto celato, o colei che pone il telo a coprire.

Così, custodire con sé per preservare l’incolumità o, con la medesima azione, occultarne le sembianze e dissimularne le forme, segna la distanza tra l’oggetto fotografato e la sua condizione, tra il pieno delle forme e la plasticità dei tessuti nella loro pesantezza e impermeabilità. L’azione di fotografare le pieghe dei drappeggi va oltre la necessità di documentare oggettivamente un preciso soggetto bensì, pone la curiosità di valicare i margini dello scatto per estraniarsi dalla contingenza del momento.

 

Testo di Michele Tajariol

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