COSì VICINI,
COSì LONTANI
Fotografare
l'assenza
L’assenza di immagini, di persone, di stimoli diventa protagonista di un tempo ai tempi del Covid19, in stand-by. I cartelloni pubblicitari sono diventati contenitori vuoti, svuotati, ma non abbandonati o consumati. Fremono di attesa e creatività, come del resto il mondo della cultura tutta, chiuso, “fermato” suo malgrado, nascosto.
Fermi i viaggi simbolici che, dal vivo, le arti performative, il teatro, la danza, la musica riescono a realizzare. Parcheggiate le automobili che, sotto teli che ne fanno solo lievemente apparire la presenza, restano in attesa di essere utilizzate per tornare realmente a viaggiare.
Piante e natura, inconsapevoli, proliferano, prendono piede nelle città e si riappropriano degli spazi.
Questa assenza di immagini in città, questo vuoto, ci fa comprendere quanto, senza presenza umana, senza l'altro, non ci sia comunicazione, come intesa comunemente.
Gli interni li conosciamo, Simona esplora la sua casa quasi come fosse sacra: la propria abitazione protegge e non solo, alle volte, forse,
ci soffoca.
Infine, immagini di oggetti “prima” quasi sconosciuti, ora diventati di uso comune e quotidiano, elementi per poter riportare la presenza umana, così come oggi ci appare, senza che essa sia visibile.
Simona elabora con queste immagini un lutto, la perdita dell’altro, e ci fa sentire più vicini, come esseri umani alla ricerca di un senso in tutto questo, lasciandoci curiosi di ritrovare, nei pochi spostamenti “all’interno del proprio comune”, quelle stesse immagini che potrebbero arricchire questo progetto fotografico.
Testo di Hanna Genunzio